Questa pagina
è dedicata ai "neofiti", cioè a coloro
che si affacciano per la prima volta
nel fantastico mondo del modellismo ferroviario cioè dei "trenini
elettrici" che tanto hanno
fatto sognare generazioni di bambini e ragazzi prima dell'avvento della
tecnologia computerizzata, ma che ancora oggi sanno donare a chi ne
coglie lo spirito giusto soddisfazioni inimmaginabili come nessun altro
divertimento analogo può dare.
Non rimanete
spaventati dalle nozioni che andrò ad illustrare qua sotto
ma siate stimolati a cimentarvi, la poca fatica sarà
ripagata nel tempo da tanta soddisfazione.
Viene trattato solo
il sistema tradizionale
(peraltro più economico) e non quello "digitale"
(più professionale e ricercato) a cui si rimanda alle
specifiche di ciascun produttore. Il riferimento di seguito
è alla scala "H0"
ma normalmente utilizzabile anche per impianti in altre scale (vedi
riquadro sotto sulle Scale e scartamenti).
Negli elenchi dei numeri
da catalogo dei vari pezzi
indicati vengono riportati anche,
quelli "vecchi" fuori catalogo,
casomai se ne reperissero ancora (in genere indicati come "vecchia
serie").
Gli schemi
elettrici e le descrizioni che
troverete qui non saranno magari completamente esaustive, visto la
vastità delle tematiche qui appena descritte, ma vuol
servire a chiarire le idee a chi, non abituato a cimentarsi con
semplici problemi di impiantistica elettrica, vuol realizzare il "minimo
indispensabile" per un proficuo
funzionamento del suo impianto di trenini elettrici.
Gli
schemi sono riportati in maniera semplificata e generalizzata
per renderli più chiari al lettore, vanno presi come esempio
base senza nulla togliere alle eventuali descrizioni (e schemi) allegati
alle confezioni degli accessori
qui descritti, da leggere sempre con attenzione, che possono variare
leggermente a seconda della marca utilizzata, ma che concettualmente
seguono quanto qui sotto indicato. Se poi si ha dimestichezza con
l'elettronica di base (diodi semiconduttori, resistenze ecc.)
nonchè pratica di saldatura, le possibilità
aumentano in maniera esponenziale, ma la trattazione esula dalla
semplicità basilare di questa pagina.
Ricordatevi di fare
sempre delle prove elettriche di
funzionamento prima di fissare il tutto.... e ricordatevi sempre che un plastico
decorato,
per quanto piccolo, dona sempre migliori soddisfazioni rispetto al
semplice anello di binario posto sul tavolo di casa!
ATTENZIONE:i
numeri di riferimento dei vari articoli qui riportati
è
preso da vari cataloghi delle principali ditte costruttrici, quando
disponibili. Non essendo il sottoscritto un rivenditore non si assume
nessuna responsabilità per cambi numero o variazioni da
parte dei produttori, nè può in genere fornire schemi
elettrici o altro relativi ai suddetti articoli.
Nell'immagine qui a
lato (locomotiva D 445 FS Lima
anni '80 art. 208151, 208052 o HL2012)
si nota come è fatto l'interno di una locomotiva semplice,
in particolare lo schema elettrico di base, con i fili che portano la
corrente dal carrello folle (a sinistra nella foto) a quello motore
(motore Lima tipo "G" in questo caso, a presa diretta con cascata di
ingranaggi). Le ruote di tutti i treni in CC
= Corrente Continua (escluso
Märklin quindi) sono isolate tra loro perchè le 2
rotaie fungono da conduttori dei due poli di corrente, positivo e
negativo (normalmente è isolata una sola ruota rispetto
all'asse). Nell'immagine si vede anche la zavorra centrale e le
lampadine del sistema di illuminazione, che su alcune locomotive
potrebbero non esserci. Modelli di produttori diversi o nuove edizioni
possono avere delle differenze anche grandi rispetto a quanto
illustrato (es. motori in posizione verticale sul carrello o
trasmissioni a giunto cardanico con motore centrale ecc.) ma il
concetto di base del funzionamento resta sempre lo stesso. Alcuni
produttori puoi usano mettere anelli di gomma su alcune ruote mortici
per aumentare la forza di trazione; anche il peso complessivo della
locomotiva conta in questo aumenta la forza di trazione. Ora troviamo
in commercio anche locomotive con circuiti elettronici (es. i "decoder digitali")
per il loro funzionamento e quindi l'apposita scheda va a sovrapporsi a
quanto qui illustrato, sempre tutto all'interno della locomotiva
stessa.
Una curiosità: per conoscere il "rodiggio"
(cioè sequenza di assi / ruote motrici e folli e le loro
definizioni al vero) date un'occhiata a Wikipedia
(clicca su questo link).
Le locomotive
nuove andrebbero sempre rodate
prima di essere usate la prima volta: su un anello di binario far
girare la locomotiva per circa mezz'ora alla massima tensione in un
senso, poi ancora mezz'ora nell'altro, poi ripetere la cosa ancora a
media tensione, sempre mezz'ora per ogni senso di marcia. Lo stesso
varrebbe anche per locomotive tenute a
lungo inattive, con maggiore
cautela (non subito alla massima tensione se
possibile) e
previa lubrificazione degli ingranaggi e una piccolissima goccia d'olio
anche sui perni motore.
Le locomotive
infatti dovrebbero essere periodicamente
oliate negli ingranaggi di
trasmissione, salvo quando diversamente indicato, e solo
con una goccia d'olio lubrificante apposito (Fleischmann 6599, Faller
489 o Roco 10406)
nonchè vanno mantenute
pulite tutte le ruote,
soprattutto le ruote di presa di corrente. usando per esempio
l'apposita "gomma" abrasiva(Fleischmann 6595,
Hornby R8087, Piko 55281 o Roco 10002)
che serve anche per pulire i binari. Mi raccomando soffiate via le
polveri dopo l'uso della gomma abrasiva per evitare che restino tra i
denti degli ingranaggi o delle trasmissioni.
Se la locomotiva
funziona male, non va o va a colpi può essere necessario
sostituire le spazzole di presa di corrente o altro, rivolgersi in
questo caso al rivenditore
specializzato in modellismo
più vicino a voi, per la riparazione,
revisione o il reperimento
delle parti di ricambio specifiche.
Scale e Scartamenti
Qui a lato
è riportata una tabella delle
principali scale di riproduzione modellistiche (ferroviarie), utile
soprattutto a chi, neofita o inesperto, può conoscere i
rapporti di riduzione in scala, cioè il rapporto tra il
vero, (1:1) e la riproduzione in modellismo che è utile non
solo dal lato estetico ma soprattutto per combinare elementi tecnici
importanti, come vagoni o binari di produttori diversi. Importante poi
è anche la relativa larghezza
tra le 2 rotaie, detta "scartamento" appunto.
Si fa notare che sono indicati anche i principali "scartamenti
ridotti", quelli delle ferrovie da montagna per esempio, che spesso
usano larghezze di binario di scale inferiori.
Vediamo qui tre esempi sempre riferiti alla scala H0 (acca-zero) cioè
1:87:
Un treno
"normale" FS (italiano), SBB (svizzero), o delle principali ferrovie
europee (scartamento al vero 1'435 mm.), verrà riprodotto in
scala 1:87, su binario H0 normale, cioè con uno
"scartamento" di 16,5 mm. tra le 2 rotaie (lato interno alle rotaie);
Un treno della
Ferrovia Retica o della Furka Oberalp, entrambe in Svizzera
(scartamento al vero 1'000
mm.), verrà riprodotto in scala H0m (suffisso "m"), pur
essendo sempre in scala 1:87 ma con binario più stretto,
cioè uno "scartamento" di soli 12 mm.;
Un treno della
Zillertalbahn austriaca (scartamento al vero 760 mm.) o di una ferrovia
industriale di servizio interno o mineraria, verrà invece
riprodotto in scala H0e (suffisso "e"), pur essendo sempre in scala
1:87 ma con binario ancora più stretto, cioè uno
"scartamento" di appena 9 mm (praticamente un binario in scala "N").
Gli esempi
riportati qui sopra, per semplicità solo in scala H0, fanno
notare che cambia la larghezza del binario ma i treni (e quindi
eventuale paesaggio se si fa il plastico) sono sempre nella stessa
scala, in questo caso 1:87.
Questo non
significa, ovviamente, che un treno in scala H0 possa correre sui
binari H0m per esempio, perchè le ruote dei treni non sono a
passo variabile!! Però è possibile affiancare, su
propri binari, treni in H0 e H0m (come succede al vero, per esempio a
Tirano, tra Ferrovia Stato e Ferrovia Bernina) oppure utilizzare
accessori ed automezzi in scala H0 con un impianto piccolo in scala "N"
su cui corrano dei treni in scala H0e (scartamento ridotto austriaco).
L'importante, come sotto indicato, è la parita di "riduzione
in scala" (per H0, H0m ed H0e è sempre 1:87).
Ecco sotto una tabella
riassuntiva delle principali scale
(nella colonna di destra alcuni produttori esemplificativi):
Principali
scale
scala
scartamento
marche
principali
Tgauge
1:450
3 mm.
Eishindo
Z
1:220
6 mm.
Märklin
Nm
1:160
6 mm.
Raillino
N
1:160
9 mm.
Fleischmann, Roco,
Minitrix ecc.
TT
1:120
12 mm.
Tillig
H0e
1:87
9 mm.
Liliput, Roco
H0m
1:87
12 mm.
Bemo
H0
1:87
16,5 mm.
Fleischmann, Lima,
Märklin,
Mehano, Rivarossi, Roco ecc.
00
1:72
16,5 mm.
Hornby
0
1:43
32 mm.
Lima (vecchia), Roco ecc.
1
1:32
45 mm.
Märklin (ferrovie
da giardino)
2m
1:22.5
45 mm.
LGB (ferrovie da
giardino)
Tipi di binario
I binari hanno
sempre la stessa larghezza
interna tra le rotaie, detto"scartamento",
in scala H0 ciò è sempre 16.5 mm. altrimenti i
bordini interni alle ruote di ciascun veicolo (locomotive o vagoni) non
potrebbero mantenere stabile la marcia. Per il resto, la cosiddetta "geometria"
del binario, ogni fabbricante
usa le sue misure, anche se poi ci sono degli elementi standard comuni,
come i raggi di curvatura indicati qui sotto (diametro al centro del
binario):
R1
o "industriale", diametro
"circa" 50 cm. (Fleischmann o Roco), può essere percorso
solo da piccole locomotive e vagoni corti, utile anche per linee
tramviarie o per ferrovie industriali (come al vero);
R2
diametro "circa" 72 cm (minimo indispensabile per usare carrozze lunghe
oltre 25 cm.);
R3
diametro "circa" 85 cm (ottimo per il doppio binario parallelo al R2);
(ecc.)
ricordo inoltre,
ovviamente, che un cerchio si
compone di 360° quindi:
se avete
rotaie curve da 30°
ne occorreranno 12 per un cerchio intero, 6 per metà, 3 per
un quarto e via dicendo (Lima Hobby Line 1998, Lima/Hornby, Rivarossi,
Jouef, Mehano, Roco, Fleischmann, Piko, ecc.)
mentre se
avete rotaie curve da 36°
ne occorreranno solo 10 per un cerchio intero, 5 per metà, 2
e 1/2 (18°) per un quarto di cerchio (Lima ante 1998 o
Fleischmann Profi);
più
semplice se avete rotaie curve da 45°,
ne bastano 8 per un cerchio intero, 4 per metà e 2 per un
quarto (Lima ante 1998, Fleischmann ecc.)
e via
dicendo....
per cui occorre
vedere le varie tipologie, spesso nei cataloghi di ogni fabbricante
sono indicate anche le misure e le combinazioni possibili nei casi
limite (ecco perchè è sempre utile
acquistare anche il
relativo catalogo di
riferimento). Può essere utile, per chi ha buona
praticità nell'uso di utensili di precisione, l'uso di binari
flessibili, da adeguare e
tagliare nei punti opportuni con estrema precisione (pena il
deragliamento del treno), ma io personalmente preferisco i binari
di lunghezza standard predefinita
dai vari costruttori, da combinare tra loro, come quelli che si trovano
in una qualsiasi confezione "iniziale" (e di cui le note in queste
pagine si riferiscono).
Altra cosa degna di
nota, certi produttori indicano alcuni binari come "binari
di compensazione":
possono essere
dei binari curvi (normali)
di angolatura opportuna per "compensare" il binario curvo di uno
scambio e quindi, mettendolo in direzione contraria, si ottiene un
binario perfettamente parallelo al binario diritto in uscita dallo
scambio stesso;
ma possono anche
essere binari diritti di
compensazione delle lunghezze standard (vedi norme di ciascun
fabbricante).
Consiglio sempre,
una volta stabilito che marca volete utilizzare (univocamente o in
maniera privilegiata) di acquistare un suo catalogo
in modo da vedere la geometria e le combinazioni, oltre alle misure
standard, dei suoi binari appunto, per meglio progettare il vostro
plastico. Tra le varie marche, Fleischmann, Roco (corrente continua 2
rotaie, vedi a lato) e Märklin (corrente alternata 3 rotaie)
sono quelli che dispongono di un più vasto assortimento di
binari da cui prendere spunto, soprattutto se si è alle
prime realizzazioni.
Diversi produttori
hanno anche delle apposite "Dime"
in scala che consentono di disegnare (vecchia maniera) i progetti in
scala da realizzare. Ora esistono anche svariati programmi per PC,
generici o specifici, che svolgono con facilità lo stesso
lavoro, ma attenzione alla corrispondenza con i binari del produttore
scelto, altrimenti non serve a nulla il progetto.
Può
essere altrettanto utile acquistare un apposito Manuale
dei tracciati e plastici che
diversi costruttori pubblicano, utile soprattutto per chi si cimenta
per la prima volta, da cui prendere spunto o realizzare uno dei
plastici indicati. Per esempio (per la scala H0):
Fleischmann
art. 9912 (binari serie Modello)
o art. 9922 (binari serie Profi
con massicciata),
Roco
art. 81520,
Märklin binario serie
"C" (con massicciata) art.
07455 o 07459 (anche 07451 in
inglese e 07453 in francese),oppure
binario serie "K" (senza massicciata)
art. 07450.
I manuali, se non
diversamente indicato, sono di norma in lingua tedesca, in alcuni casi
è disponibile una traduzione semplificata in inglese su
richiesta.
Una cosa
importante è invece
un altro tipo di
compatibilità. I
binari normalmente in commercio sono:
binari
per corrente continua a 2 rotaie
(2 conduttori) come nell'immagine in alto. A ciascuna rotaia
corrisponde un polo di alimentazione del treno; è di uso
generalizzato a moltissimi produttori (Lima, Rivarossi, Jouef, Mehano,
Roco, Fleischmann, Piko ecc.). Le ruote dei treni sono isolate tra loro.
binari
per corrente alternata a 3 rotaie
(2 o 3 conduttori, sistema
Märklin) come
nell'immagine in alto (sotto): entrambe le rotaie sono normalmente
collegate tra loro elettricamente (a "massa") ed il conduttore centrale
(che può essere una rotaia o più recentemente dei punti
di
contatto, con un deciso
miglioramento estetico) porta l'altro polo di alimentazione. Le ruote
dei treni non
sono isolate e le locomotive hanno un pattino sotto che striscia sulla
"terza rotaia".
Non è
possibile, elettricamente, collegare i 2 tipi di binario tra loro,
salvo rarissimi casi specifici che esulano da questa trattazione
generalizzata. Qui di seguito negli
schemi si considera solo il binario a corrente continua a 2 rotaie.
Nulla vieta invece,
di utilizzare semafori o
accessori Märklin anche
in un normale impianto in corrente continua (Lima, Mehano, Roco,
Fleischmann ecc.) purchè non si utilizzino tratti di binario
di questa rinomata e storica casa tedesca che ha appunto un sistema a
sè stante dal 1935.
Non
collegate binari (e quindi
locomotive) di un sistema (esempio CC = corrente continua) al
trasformatore dell'altro sistema (es CA = corrente alternata)
altrimenti danneggereste in modo
irreparabile il motore ed
eventuali apparati elettronici presenti sulla locomotiva. Potete invece
utilizzare carrozze e carri Märklin su un
plastico in CC senza problemi, ma occorre sostituire le ruote (non
isolate) con altre analoghe per la corrente continua a 2 rotaie
(chiedete al rivenditore di fiducia). Nessun problema invece se si
utilizzano carrozze e carri di produttori in CC su binari in CA.
Pulite
periodicamente i vostri binari con l'apposita "gomma"
abrasiva(Fleischmann
6595, Lima / Hornby R 8087, Piko 55281 o Roco 10002)
asportando delicatamente eventuali residui con un piccolo aspirapolvere
al termine della pulitura, per evitare che le polveri residue vadano ad
intasare le trasmissioni e gli ingranaggi delle locomotive.
Oppure acquistate
ed usate regolarmente (in un treno merci per esempio, subito dietro
alla locomotiva) un carro
pulisci-binari dotato di apposito
sistema di pulitura a strisciamento sotto il telaio (Fleischmann 5568,
Lima HL 6025, Roco "Clean" 46400, ecc.).
Il sistema Märklin
non necessita di una pulitura cosi assidua delle rotaie come gli altri
sistemi a "corrente continua a 2 rotaie", ma periodicamente utilizzare
una gomma abrasiva "a mano" (come indicato in questo paragrafo)
èuò essere comunque utile.
Trasformatore e collegamento
Il Trasformatore (o
alimentatore) è il sistema di comando del trenino elettrico.
Lo si trova normalmente compreso nelle confezioni di avvio, altrimenti
vanno benissimo uno dei seguenti articoli:
Lima vecchia serie
602066. 602067 (ca)
o 602070 (ca) oppure i
più anziani 502052, 502053 (ca),
502054 (ca),
502055 (solo ca), 502056, 502057 (ca),
502060 (ca),
602052, 602053 (ca),
602055 (solo ca), 602060 (ca)
ecc.
Mehano
F350, F371 o F372 (ca, ottimo
rapporto qualità/prezzo),
Fleischmann
6725 (ca),
6735 (ca)
o 6755 (ca) di grande potenza
oppure ancora 6706 (solo ca).
Piko
55002 (ca)
o 55003 oppure 55007 (solo ca)
Rivarossi vecchia serie
4009 (ca)
o 4011 (ca) oppure anche i
più vecchi 4002 (ca) o 4003 (ca)
Roco
10725+10727
Trix
65550 (ca),
65503 (ca)
o 65510 (solo ca).
Note
dell'elenco: (ca)
= dispone anche di morsetti d'uscita in corrente alternata (per
accessori, vedi in altra parte della pagina) oltre alla normale uscita
in corrente continua per i treni; (solo
ca) = solo per accessori.
Si ha sempre una manopola
di regolazione della corrente
che ha anche funzione di invertitore di marcia (a seconda della
rotazione della manopola verso desta o sinistra dal punto "0" centrale
il treno andrà in direzioni opposte). In alcuni
trasformatori l'inversione di
marcia è regolato da
un'apposità levetta (es. Lima/Hornby R965, Mehano F350 o
Rivarossi 4002 e 4003) oppure da un curioso sistema automatico che
scatta se si ruota la manopola oltra la
posizione zero (es.
verso sinistra, Mehano F371 o F372, simile al sistema
Märklin). In questo secondo caso la manopola
ruoterà in un solo senso dalla poszione "0" per aumentare la
velocità. Tutti i trasformatori hanno di solito allegato lo
schema di collegamento, qui semplificato a lato, e sono protetti da
dispositivi
elettronici in caso di cortocircuito / sovraccarico, che interrompono
automaticamente la corrente per un certo tempo.
I cavetti di
collegamento al binario potrebbero anche essere dello stesso colore e
possono essere scambiati tra loro, ma devono essere collegati ai morsetti
/ uscita in corrente continua (cc).
Il collegamento viene fatto con i cavetti al binario
di presa di corrente (es. Hornby R8206, Mehano F269, Roco 42521 ecc.) oppure
ai morsetti
da applicare al binario dove si preferisce (es.
Hornby R8201, Lima 403758, Fleischmann 6400 ecc.).
Attenzione a collegare la spina
alla rete elettrica domestica solo
dopo aver collegato il
trasformatore ai binari, per una migliore sicurezza elettrica.
Rotaie isolate - sezionamenti
Per tenere ferma
una locomotiva, per esempio in stazione o nei binari di scalo/rimessa,
in modo da poterne usare nello stesso tempo un'altra, occorre avere dei
binari sezionati, cioè con una rotaia isolata elettricamente
ed un interruttore collegato. Così si potrà
togliere corrente a quel tratto e lasciarvi in sosta una locomotiva.
Occorrono 2 giunzioni isolanti
(vedi disegno, es. Lima R 920
o 600877, Fleischmann 6403 o 6433, Piko 55291, Roco 42264 o 42611 ecc.)
messe sulla stessa rotaia (indicate in rosso) al posto di quelle
normali metalliche, a distanza opportuna (almeno 30 cm. circa) ed un
interruttore ON/OFF
(interruttore da quadro nei negozi di elettrotecnica o Lima
603067, Fleischmann 6921 o 6923, Märklin
72730 ecc.) collegato con un
cavo di alimentazione con la giusta polarità (es. morsetto
Fleischmann 6401). Il tratto di
binario isolato può essere indifferentemente diritto o curvo
in base al vostro impiego e giudizio.
Se si isola un
binario con terminale (binario tronco) allora basta una sola giunzione
isolante (dato che il binario non ha collegamenti elettrici oltre il
paraurti terminale).
Lo schema qui
indicato è un esempio generico.
Collegamento di uno scambio
elettromagnetico
Lo scambio (o
"deviatoio") serve per immettere un treno su 2 distinti binari; si
compone normalmente di un binario diritto ed uno curvo, di lunghezza
standard per ciascun costruttore. Gli scambi si dicono "destri" (come
sopra) o "sinistri" in base al lato in cui gira il tratto curvo
(deviato). A catalogo esistono di norma anche binari curvi detti di
"compensazione" che consentono di realizzare un binario diritto
parallelo se collegati, in senso opposto, all'uscita curva dello
scambio. Nella maggioranza di casi il binario diritto e quello curvo
dello scambio corrispondono a sezioni base dei binari a catalogo di
ciascuna marca (es. lo scambio Hornby
R8072 o R8073 si compone di un binario
diritto R600 e di uno curvo R606, quindi
lo stesso curvo R606 può essere usato come curva di
compensazione per creare un regolare binario paralleloecc.)
Esistono anche
scambi speciali, come quelli in curva, tripli, ecc.
Ecco qui lo schema
di collegamento di uno scambio elettrico. Alcuni produttori hanno a
catalogo appositi scambi elettromagnetici, altri forniscono
separatamente i motori (elettromagneti) per motorizzare gli scambi, ma
lo schema elettrico non cambia. Occorre avere una uscita
in corrente alternata (14
volts) dal vostro trasformatore
(es. Lima 602067 o 602070, Mehano F372, Fleischmann 6725, 6735 o 6755,
Piko 55002 ecc.) o acquistarne
appositamente uno a parte con la sola
uscita in alternata (es. Lima 602055, Fleischmann 6706, Roco 10725
ecc.). Certi produttori
forniscono cavetti di 3 colori per gli scambi, altri invece sempre 3
cavetti ma di solo 2 colori, nessun problema, una è la massa
e gli altri sono i 2 poli per le 2 posizioni dello scambio. Vanno
collegati come da schema (confrontate sempre con lo schema allegato
alla confezione dello scambio acquistato).
Alcuni produttori,
come Fleischmann o Roco, prevedono a catalogo scambi manuali a cui
aggiungere un apposito elettromagnete, acquistato a parte, da inserire
nella levetta dell'azionamento manuale (es. Roco art. 40295, 40296 e
42620). La cosa risulta utile per un eventuale acquisto successivo o
per poter posizionare i comandi "sottoplancia" cioè
incassati nel tavolo del plastico (seguire le istruzioni fornite con
gli elettromagneti).
Di solito occorre
una pulsantiera di comando
apposita, non interruttori
ON/OFF perchè il comando è "ad
impulso", (es.
Lima 603065, Lima / Hornby R 044, Mehano già inserita nella
confezione dello scambio F278 o 279, Fleischmann 6920, Märklin
72720, ecc.).
Infatti se lasciate
in tensione troppo a lungo lo scambio brucereste l'elettromagnete, a
meno che i magneti non siano dotati di "fine
corsa" (dichiarato dal
produttore), cioè un sistema che toglie corrente da solo
dopo l'impulso e lo protegge da sovraccarichi. E' possibile utilizzare
anche comuni interruttori
acquistati presso un negozio di elettrotecnica, l'importante
è che siano "ad impulso" e NON "a tenuta" (come
invece sono i normali interruttori di casa). In questo caso (essendo di
norma questi interruttori "unipolari" cioè con una sola
uscita), ne occorreranno 2 per ogni scambio.
Per
verificare se uno scambio ha o meno il fine corsa basta
tenere per qualche secondo sotto tensione lo scambio dopo averlo
spostato, se si percepisce un
leggero sibilo (elettromagnete
sotto tensione) vuol dire che
non c'è il fine corsa.
Altrimenti dopo lo scatto non si sente più nulla anche
tenendo premuto il pulsante di comando. Per esempio, gli elettromagneti
per scambi Roco art. 40295, 40296 e 42620 sono tutti con fine corsa.
Percorso a Racchetta o "cappio"
Se si realizza un
impianto a "racchetta" o a "cappio" cioè una sorta di
rondò capolinea come quello usato dai tram in
città, che consente l'inversione del senso di marcia anche
di un treno completo, attenzione che con il sistema a 2 rotaie
ciò non
è possibile elettricamente,
salvo l'inserimento di apposite
sezioni di binario, realizzare
questo percorso senza incorrere in un inevitabile corto-circuito, visto
che ad un certo punto i conduttori risulteranno invertiti tra loro
(vedi schema a lato). Non è nemmeno sufficiente isolare
entrambe le rotaie come nella situazione sotto indicata dei Circuiti
elettrici separati, perchè la locomotiva nel transitarvi
sopra troverebbe la corrente a poli opposti ed andrebbe comunque in
corto.
Se intendete in
ogni caso realizzare questo tipo di impianto in assoluta sicurezza di
funzionamento allora consiglio gli articoli Fleischmann
art. 6199 (binario serie Profi) o 6099 (normale),
quest'ultimo adattabile a qualsiasi marca di binari. Hanno la forma di
2 piccoli passaggi a livello incustoditi (seguire lo schema allegato
alla confezione per un montaggio corretto). Per chi è
avvezzo di elettronica risulterà semplice sopperire al
problema usando un tratto isolato alimentato da opportuni diodi
monodirezionali (su entrambi i poli). In ogni caso la locomotiva si
fermerà comunque nel tratto isolato ed occorrerà
invertire la direzione di marcia nel trasformatore. Schema utile per
percorsi in galleria al termine di un tratto a binario unico.
Nessun problema
invece per il sistema a 3 rotaie (es. Märklin, vedi schema
più in alto), visto che le rotaie sono a "massa" e l'altro
polo corre al centro del binario quindi non si verifica quanto qui
illustrato (solo con questo tipo di binari).
Lo stesso vale per
eventuali impianti tramviari (come il vecchio ma famoso Tram Rivarossi
degli anni '60-'70) che pur funzionando in corrente continua aveva le
rotaie collegate a massa e l'altro polo sul filo aereo di contatto.
Collegamento di un semaforo a 2 luci (es. rosso/verde) con fermata automatica del
treno
Ecco qui lo schema
di collegamento di un semaforo o segnale luminoso. Occorre avere
una uscita
in corrente alternata (14
volts) dal vostro trasformatore
o acquistarne appositamente uno
a parte (es. Lima (vecchia
serie) art. 602067, Mehano
F372, Fleischmann 6725 o 6735, ecc.).
I collegamenti qui sono un po' piu complessi perchè da un
lato c'è quello per le luci del semaforo (corrente
alternata) mentre dall'altro quello relativo al binario isolato del
treno (corrente continua). In sostanza il collegamento per il binario
è uguale a quanto descritto sopra per le "rotaie isolate",
solo che nell'interruttore/deviatore
di comando è compreso anche quello per il semaforo (se disponete
di interruttori distinti per il semaforo ed il sezionamento di binario
non importa funziona comunque, premendoli entrambi anche non
simultaneamente). Il
collegamento, vedi a lato, per il semaforo prevede sempre 3 cavetti,
uno di massa, e 2 per le 2 luci (solitamente rosso/verde). Molto comodo
l'interruttore di
comando Lima art. 603067 che
comanda allo stesso tempo il semaforo ed il sezionamento senza mettere
in corto circuito le 2 diverse correnti utilizzate; oppure
l'interruttore Fleischmann art. 6921 o ancora il Märklin
art. 72750 (sufficiente per 4
semafori). Ovviamente prestare attenzione
a collegare il cavetto che alimenta la rotaia isolata con il lato
dell'interruttore corrispondente alla luce verde del semaforo!
Per i semafori
("segnali luminosi") vedi per es.
Lima (vecchia serie)
art: 600022, 600023 o 600029
(che contengono gia l'interruttore di comando e le sezioni di binario
isolato da inserire opportunamente),
Fleischmann 6226, Roco 40020 o 40021, ecc.
I semafori sono indicati per esempio all'uscita delle stazioni o anche
lungo la linea, prima di entrare in stazione, per consentire manovre
nella stessa.
Esistono anche, in
commercio, semafori funzionanti a mano (più economici) come
per esempio il Lima "vecchia serie" art. 600028 ad ala mobile. In
questo caso si utilizza lo
schema sopra indicato per i sezionamenti ma non si potrà
comandare insieme la posizione del semaforo ed il blocco del treno.
Collegamento di 2 semafori a 2 luci (es. rosso/verde) con fermata automatica del
treno alternativamente tra i due binari, per esempio in uscita da una
stazione oppure nel caso di un bivio.
Ecco qui lo schema
di collegamento indicato, per i dettagli vedere sopra per quanto
riguarda l'impianto di un solo segnale. Qui in particolare lo schema
illustra come vanno collegati i 2 binari sezionati e soprattutto come
sono disposti i fili che fanno accendere le rispettive luci dei
semafori. Notare che il Semaforo 2 ha i cavetti di colore invertito
(rosso/verde) rispetto alle luci indicate, cosi che alternativamente
uno dei 2 binari avra il sezionamento alimentato, il semaforo
proietterà luce verde ed il treno può partire
mentre il binario a fianco avrà il treno fermo e la luce
rossa. Il cavetto giallo (di massa) è per semplicita
indicato solo in parte, andrà ovviamente collegato al
morsetto giallo dell'altro semaforo (polo di ritorno). Per
semplicità di schema i semafori sono indicati esterni ai
binari, ma al vero vanno
sempre dallo stesso lato, in
uscita secondo il senso di marcia, in particolare a sinistra del
binario (come il semaforo 2) al vero per Italia, Svizzera, Francia o
Austria, a destra (come il semaforo 1) invece per la Germania. Per il
collegamento dello scambio vedere sopra al paragrafo dedicato. Lo
schema può essere applicato anche se si prevede un treno in
un senso (esempio semaforo 1) e l'altro treno in senso contrario
(esempio semaforo 2): in questo caso il semaforo e relativo blocco
andrà posizionato all'altro estremo del doppio binario,
prima dell'altro scambio. Schema elettrico uguale. Una "chicca": per un
realismo maggiore, e che complica di poco l'impianto, il semaforo 2
dovrebbe avere sempre la luce rossa accesa anche quando indica via
libera (verde) perchè il treno esce sul ramo deviato (curvo)
dello scambio. Al vero indica velocità di uscita ridotta. Se
volete questo effetto, basta che il cavetto verde (del semaforo 2
corrispondente alla luce rossa) sia collegato direttamente alla
pulsantiera di comando al morsetto del cavetto (indicato qui in blu)
che porta l'alimnetazione dal trasformatore.
Alcuni semafori sono venduti a 3 luci, con anche compresa la luce
arancione. I collegamenti risultano leggermente più
complessi e si possono prevedere, combinando opportunamente i cavetti
con la scatola di comando, anche combinazioni di colori multiple come
l'arancio/verde simultaneo.
Ciruciti elettrici separati (per esempio per 2 treni che circolano
indipendenti su 2 anelli di binario separati, caso del "doppio binario")
Se si dispone di 2
o più convogli e, soprattutto, si hanno 2 percorsi diversi,
per esempio 2 ovali concentrici che simulano il doppio binario,
è possibile gestire 2 treni indipendenti sia come
velocità che come senso di marcia. Basterà avere
2 trasformatori, uno per ogni
circuito (anello), e mettere delle opportune giunzioni isolanti (tutti
i fabbricanti di binari ne hanno a catalogo e tante sono compatibili
tra loro, es. Lima vecchia
serie 600877, Fleischmann 6403
o 6433, Roco 42264 o 42611 ecc.)
in plastica (indicate in rosso) per isolare, su entrambe le rotaie, i
punti di congiunzione, per esempio tra gli scambi. Occorre
un'isolamento doppio (sulle 2 rotaie) per ogni punto di connessione tra
i 2 anelli, per esempio se ci sono più scambi accoppiati. I
treni possono essere quindi comandati separatamente, sia come senso di
marcia che come velocità. Se si vuole far passare un treno
da un anello all'altro (fermo restando che l'altro treno dev'essere
fermo ad un binario sezionato o.... tolto dai binari) occorre, oltre a
girare gli scambi (vedi schema elettrico) dallo stesso lato, anche le
manopole dei trasformatori (o le levette di inversione di marcia a
secondo dei traformatori utilizzati) devono essere girate nello stesso
senso di marcia. Gli scambi sono accoppiati tra loro come indicato e
cosi anche il loro (eventuale) comando elettrico cosi da risultare
sempre accoppiati per la posizione diritta o deviata (per ulteriori
dettagli su questo collegamento vedi sopra al paragrafo "Collegamento
di uno scambio elettromagnetico").
Alimentazione con Linea aerea (detta anche "catenaria", per 2 treni che
circolano indipendenti sullo stesso binario e maggiore realismo)
Se si dispone di
locomotive elettriche, con
"pantografo" (organo di presa di
corrente molleggiato sul tetto della locomotiva) è
possibile, se questo è elettricamente funzionante e
collegato al motore, comandare la locomotiva usando l'apposito filo,
detto Linea Aerea o "catenaria",
che come al vero sovrasta i binari delle linee elettrificate. In questo
caso sarà possibile, con un circuito semplicissimo,
comandare 2 locomotive
indipendentemente sullo stesso binario, una elettrica (con
pantografo in presa, a destra nella foto) ed
una non elettrica, quindi diesel
o a vapore (a sinistra nella foto). Il pregio del filo aereo, oltre al
realismo estetico, è anche la praticità di
consentire di fermare dove si vuole la locomotiva elettrica
semplicemente abbassando il suo pantografo, elemento molto importante
prima dell'arrivo dei moderni sistemi "digitali" (leggi note
introduttive sotto). Ecco qui sotto il semplice schema di collegamento
dove il trasformatore 1 alimenta solo il binario (quindi la locomotiva
di sinistra) mentre il trasformatore 2 con un polo alimenta il binario
e con l'altro il filo di contatto aereo (quindi la locomotiva a
destra). Prestare attenzione, posizionando la loco elettrica, di
rispettare i giusti poli di corrente: per via delle ruote isolate se la
locomotiva elettrica fosse invertita non funzionerebbe perche il motore
riceverebbe lo stesso polo sia dal binario che dal filo (basta fare
qualche prova se si hanno dubbi). Alcune locomotive elettriche vengono
fornite con un selezionatore
(in genere interno) a leva per scegliere se alimentarle con le rotaie o
il filo. Qualora non vi fosse questo selezionatore e sia il pantografo
che le rotaie sono collegate, per funzionare con questo sistema
occorrerà tagliare il filo di collegamento con le rotaie e
tenere solo quello collegato al pantografo, stesso polo ovviamente. La
velocità e la direzione di marcia delle 2 locomotive
sarà indipendente. La situazione è ovviamente
cumulabile con quella indicata qui sopra nel caso di 2 anelli
concentrici. Si potrebbe giungere ad avere ben 4 locomotive (e relativi
treni) in totale in circolazione. Attualmente (2011) in commercio, si
trova la nuova serie
HORNBY (HC8004 Palo di stile
italiano, HC8005 Palo di stile italiano con attacco corrente, HC8006 e
HC8007 elementi di linea aerea lunghi
risp. 260mm. e 360 mm.) di
facile montaggio ed a prezzi abbordabili, altrimenti vi sono le linee
aeree funzionanti nei catologhi dei fabbricanti Märklin
(compatibilissima con la corrente continua) o Vollmer
(Oberleitung), di stile tedesco/europeo. La linea aerea deve sempre
essere circa
al centro del binario
(al vero con un leggero "zig-zag" per non usurare lo strisciante del
pantografo sempre nella parte centrale); verificare durante
l'installazione con il pantografo della locomotiva
la giusta posione, facendo muovere lentamente la stessa sotto al filo
prima di fissare il tutto. Se occorre, nelle curve, sagomare
opportunamente la linea aerea, oppure usare (come al vero) sezioni
diritte opportunamente corte e pali in numero maggiore. Verificare
sempre anche che la posizione
dei pali, soprattutto in curva,
non crei fastidi alla circolazione delle carrozze più
lunghe. In curva (come al vero) i pali dovrebbero essere sempre tutti
all'esterno della curva stessa, salvo evidenti
impossibilità. Nello "stile italiano" o "stile svizzero
vecchio" esistono pali a "mensola interna" (come il primo e terzo palo
nello schema sotto) o a "mensola esterna" (come quello in centro
sotto): nelle curve andrebbero usati solo con la mensola disposta
esternamente alla curva stessa (quindi a "mensola interna" se i pali
sono all'esterno della curva, viceversa nell'altro caso), mentre nei
rettilinei andrebbero alternati, come succede appunto al vero.
Ciò non occorre se si usano pali di "stile tedesco o
svizzero moderno" (es. Märklin o Vollmer) che hanno un solo
tipo di mensola. Per inciso la "mensola"
è il ferro di ancoraggio del filo al palo, esemplificato
sotto con quella specie di freccia appena sopra al filo rosso in
corrispondenza del palo. E' anche possibile prevedere di elettrificare
cosi solo i binari principali e lasciare quelli previsti per esempio
per il ricovero vagoni (passeggeri o merci) senza linea aerea (come
spesso accade anche al vero) e fare quindi le manovre in quel caso solo
con locomotive a vapore o diesel. Ciò comporta realismo da
un lato e risparmio dall'altro. Questa particolarità di
elettrificazione è superflua in impianti digitali (vedi
paragrafo sotto).
Annotazioni generali
Gli schemi qui
indicati sono semplificati. Se sono presenti più scambi o
semafori possono essere utili, per i fili di "massa", le scatole
di derivazione (es. Lima 603066, Fleischmann 6940 ecc.)
che permettono di distribuire la stessa corrente su più fili
senza fare inutili e dannosi grovigli. Ovviamente, più
semafori o più scambi necessitano anche di opportune scatole
di comando collegate in serie,
con un solo trasformatore di alimentazione (non occorre ovviamente un
trasformatore per ogni scambio o segnale). Unica
avvertenza, le luci assorbono
corrente, anche se in minima parte, quindi se notate che le luci dei
segnali si affievoliscono o i treni vanno più adagio del
previsto (cali di corrente) a quel punto è meglio acquistare
ed inserire un secondo trasformatore, per gli accessori, e separare
quindi l'alimentazione in corrente alternata per gli accessori. Le
bobine degli scambi elettromgnetici, poi, assorbono molta corrente in
genere e quindi andrebbero alimentate solo con un trasformatore in
corrente alternata separato. Se l'impianto è piccolo si
può usare lo stesso trasformatore che alimenta il treno
(uscita comunque in corrente alternata e non continua che serve al
treno) ma in questo caso bisogna azionare gli scambi, uno per volta, a
treno fermo. Ecco alcuni
esempi di trasformatori con uscita SOLO in corrente alternata:
Lima vecchia serie 502055 o 602055
Fleischmann 6706
Piko 55007
Roco
10725
Trix 65510
I
fili andrebbero anche fissati
in ordine sotto al piano del plastico (utilizzando per esempio i
fermacavi in vendita nei negozi di elettrotecnica), con fori opportuni
vicino al trasformatore ed agli interruttori (il cosiddetto "quadro di
comando") nonchè vicino a scambi e segnali. Alcuni
produttori (come Rivarossi, Roco o Märklin) prevedono l'uso di
apposite spine da fissare alle scatole di comando ed ai binari,
occorrerà dotarsi quindi anche di queste se si utilizzano
queste marche.
Quando parlo di
marchi come Lima o Rivarossi mi
riferisco alla vecchia
produzione in genere valida
fino al 2005 e in molti casi
ancora rintracciabile. Successivamente i marchi sono stati acquisiti
dalla casa inglese Hornby
e a quella casa fa quindi riferimento la produzione di accessori degli
anni successivi (dal 2006 in poi), con i relativi codici preceduti
normalmente da una "H" (oppure "J" per Jouef, "L" per Lima o "R" per
Rivarossi anche combinate con la "H").
Curiosità storiche:
I "trenini
elettrici" come li conosciamo noi non sono una "novità"
recente, come molti pensano. La
scala H0 (1:87) per esempio,
viene "inventata" nel 1935da Märklin
(non ho sbagliato a scrivere, 1935) come "mezzo-zero" (Half zero o
Halb-Null in tedesco), cioè la metà esatta della
scala allora più diffusa, la scala 0 (zero) 1:43,5 appunto.
Ma modelli di treni in scala ridotta, venivano già
regolarmente commercializzati alla fine del XIX secolo (Märklin
dal 1891), anche se non
certo alla portata di tutti. Inizialmente con movimento ad orologeria
(a "molla" per intenderci) poi anche a corrente elettrica, anche con
tensioni molto elevate, 50 volts o addirittura 125 volts, non certo
adatte a ragazzi quindi. La bassa tensione, in media 12-15 volts, che
viene utilizzata ora, arriva solo negli anni '30 del XX secolo. I treni
funzionavano in corrente alternata (vedi apposita sezione in alto per
dettagli) a 3 rotaie, e diversi produttori hanno iniziato
così, come anche Rivarossi
(nata nel 1945) fino al 1950 circa. Poi
è subentrata, per quasi tutti, la corrente continua "a 2
rotaie" così largamente diffusa ancora oggi, come per esempio
per Lima, che produce treni
elettrici dal 1950 al 2003 (ora sostituita da ViTrains). Märklin
invece ha mantenuto la produzione con le 3 rotaie, migliorate
esteticamente quando la rotaia centrale è stata sostituita
dai punti di contatto, quasi invisibili. La
scala "N" (1:160)
arriverà solo nel 1960
grazie ad Arnold ed è
circa la metà rispetto alla scala H0, allora già
largamente diffusa. Nel 1972
poi Märklin
esordisce con la scala Z
(1:220) con solo 6 mm. di larghezza tra le rotaie ed un sistema
ferroviario completo di molti accessori. Nel 2006 per finire a Tokio la Eishindo propone quella che
è ancora oggi la scala
di modellismo ferroviario più piccola del Mondo (con treni
realmente funzionanti), la scala T
Gauge con appena 3 mm. di scartamento del binario ed una scala
che è metà della Z, pari a 1:450.
Sistema MÄRKLIN:
la perfezione ... in corrente alternata!
Spezzo una lancia a
favore di questa rinomata ed
ultracentenaria casa tedesca (festeggia 150 anni nel 2009)
costruttrice di ottimi modelli
ferroviari (spesso interamente
in metallo, io ne uso diversi), perchè il sistema da questa
utilizzato differisce, a parità di "scartamento", da quello
della maggior parte degli altri produttori di "trenini elettrici". Come
sopra indica nel paragrafo "Tipi
di binario" questa casa usa
ancora il vecchio ma consolidatissimo sistema in "corrente
alternata a 3 rotaie" per i suoi
treni elettrici. E' quindi un
mondo a se stante, ma se lo
scegliete vi troverete a che fare con modelli di
treni di alta qualità,
non sempre economici ma sicuramente duraturi
nel tempo, molto a lungo e,
salvo la periodica lubrificazione delle trasmissioni delle locomotive
(consigliato ogni circa 40 ore di funzionamento) come in alto indicato,
non necessita di ulteriore manutenzione nè di regolare
pulizia delle rotaie. Se in Italia è un marca un po' di
nicchia, così non lo è per esempio in
Svizzera, Austria o Germania
dove peraltro i prezzi sono anche più abbordabili e
concorrenziali. Ricordo che una volta fatta la scelta difficilmente si
potranno utilizzare locomotive di altri fabbricanti, salvo siano
costruite appositamente per la "corrente
alternata C.A." mentre non vi
è in genere nessun
problema a utilizzare vagoni di altri fabbricanti.
L'inverso, cioè l'uso di vagoni Märklin su impianti
tradizionali in "corrente continua" è possibile solo previa
sostituzione (già dal rivenditore) degli assi delle ruote
(non isolati) con altri isolati,
pena il corto circuito del vostro impianto. Consultate il loro
vastissimo CATALOGO
cliccando qui.
Impianti "digitali"(nel
vasto mondo dell'elettronica)
Questi impianti
sono l'ultima generazione nel campo del modellismo ferroviario, grazie
all'uso diffuso dell'elettronica e di microprocessori. Il funzionamento
è completamente
diverso da quello tradizionale
ma per certi versi addirittura più semplice una volta
installato. Invece che dover isolare i binari per tener ferme le
locomotive, per esempio, si può avere l'intero impianto di
binari "sotto tensione" e far funzionare, una alla volta (meglio che
tutte insieme!) più locomotive semplicemente comandando,
tramite l'apposito "trasformatore digitale" (il pannello di controllo),
il relativo "decoder" presente
sulla locomotiva che viene attivato tramite un apposito codice.
Semplifica molto l'impianto all'inizio perchè evita appunto
sezionamenti ed altro, è possibile poi automatizzare anche
gli scambi con lo stesso sistema. Il rovescio della medaglia
è che i decoder non hanno costo zero, quindi oltre alla
spesa iniziale, non proprio il massimo dal punto di vista economico,
bisognerà mettere in conto un nuovo decoder per ogni
locomotiva o apparecchio da comandare (del costo dai 30 alle 50 Euro e
più ciascuno). Diciamo che il sistema va bene ed
è indicato su impianti
medio-grandi, con almeno 4 o 5
treni/locomotive da comandare, o quando si fa un grande scalo merci
dove vengono manovrati e composti più treni, o ancora se si
desidera illuminare le carrozze
ed avere oltre che una luce sempre costante anche
la persistenza delle luci accese anche quando il treno è
fermo (nei sistemi tradizionali, salvo appositi accorgimenti, levando
la tensione elettrica alla locomotiva si spegnerebbero anche tutte le
altre luci del treno). Ulteriori
funzioni aggiuntive sono
presenti nei modelli più recenti, come il Loksound
(rumore realistico della locomotiva, fischio, rumore del freno ecc).
Per ulteriori informazioni consultare i siti dei principali
produttori, come FLEISCHMANN
- INTELLIBOX MODELTRENO
- MÄRKLIN
- PIKO
- ROCO
ecc.
SUGGERIMENTI
per la COSTRUZIONE di un
PLASTICO
Qui di seguito
alcuni ragguagli tecnici utili
per la costruzione di un impianto o plastico ferroviario funzionante.
Le note sono generalizzate e vanno prese come esempio da adattare al
meglio alla propria realizzazione. Occorrerà avere un minimo
di dimestichezza nell'utilizzo
degli strumenti tipici del "Fai
da Te" come sega (anche
elettrica), martello, trapano, livella, chiodi e viti, incollaggi,
saldature ecc. In altra pagina del sito (clicca
qui) troverete le indicazioni
per realizzare un semplicissimo impianto con anche l'elenco dettagliato
del materiale necessario (tutto di produzione commerciale).
Tavolo di base del plastico
Esistono sistemi
diversi, tipo scatolato, a moduli, ecc. io qui analizzo la costruzione
più semplice, un po' vecchio stile diranno alcuni,
cioè quella di utilizzare un tavolo
di base in compensato di
opportuno spessore grande quanto il plastico che si intende realizzare.
Se le dimensioni desiderate sono maggiori si possono ovviamente
affiancare più fogli
di compensato, l'importante
è che lo spessore sia il medesimo e che sia almeno
1 cm. di spessore, meglio 1,5 cm. Il
compensato è molto resistente ma anche opportunamente
flessibile e non eccessivamente pesante come le tavole di legno
massiccio o il truciolato o panforte. Andrà costruito poi un telaio
di sostegno,
con listelli di legno di spessore opportuno, indicativamente 4 cm. di
forma rettangolare (o che segua comunque il profilo esterno del tavolo
di base) rinforzato da listelli di ugual spessore posti per esempio in
diagonale a "X" incrociati nel mezzo, così da avere una
buona solidità. Sul telaio vanno fissati il/i fogli di
compensato in mondo che al termine si abbia una struttura di base
rigida. Il miglior fissaggio si ottimene usando insieme colla vinilica
e chiodi o viti (a scelta). Per sostenere il tavolo, se non si dispone
già di un appoggio
(utilissime magari delle cassettiere che possono creare una sorta di
mobile plastico) si possono realizzare delle
opportune gambe ai vertici,
rinforzate con dei listelli in diagonale, di altezza dal pavimento
almeno 80 cm., meglio ancora 1 metro (o più, a discrezione),
cosi da poter
comodamente
accedere alla parte inferiore del plastico per qualsiasi
necessità ed avere una buona visuale generale senza doversi
accovacciare ogni volta.
Il plastico
è bello da gustarsi spesso a livello treno, e non a "volo
d'uccello" dall'alto. Una volta realizzato ciò si
può procedere (vedi sotto) alla costruzione di eventuali
rampe (salite e discese della ferrovia) oppure montagne o altro che si
è preventivamente progettato.
Posa dei binari e
Verifica della circolazione dei treni
Si inizia quindi posando il tracciato completo dei binari previsto, in
piano, e si procede all'eventuale realizzazione di parti sopraelevate
utilizzando parti di compensato dello spessore medio di 5-8 mm. cosi da
poter fornire un buon fissaggio ed una stabilità ottimale al
binario. Prevedere i limiti di salita e discesa secondo quanto
illustrato sotto nel paragrafo "Pendenza delle rampe". Realizzare
i piloni eventuali sempre in legno di altezza opportuna, che vanno
fissati ogni 15-20 cm massimo (piu ravvicinati nelle curve per evitare
svergolamenti). Fare delle prove di circolazione treni (utilizzando
anche carrozze lunghe) prima di passare al fissaggio.
Togliere i binari dopo aver segnato con una matita i punti di fissaggio
di rampe e piloni o altri ingombri e montare tutta l'ossatura fissando
con colla vinilica, chiodi e eventuali viti al tavolo di base.
Posare quindi i binari come previsto e fissare il tutto; provvedere
anche al collegamento elettrico secondo quanto indicato piu in alto in
questa pagina.
Una volta terminato l'assemblaggio, come sopra descritto, occorre
verificare la circolabilità dei treni, gia con l'impianto binari
collegato elettricamente. L'ideale è disporre di una locomotiva
e di una carrozza
adeguatamente lunga (30 cm per le normali carrozze in scala 1:87 di
tipo moderno), ma anche altri vagoni.
Nella foto sopra è indicato un esempio di passaggio a profilo
basso ("GAP") all'ingresso di una galleria. il cui piano sopra risulta
sufficientemente alto per un treno "diesel" cioè senza
pantografi, ma in caso (come qui) di pantografi occorre un 'altezza
maggiore soprattutto se è previsto il montaggio del filo di
contatto a catenaria.
Nella foto sotto, un treno prova in circolazione con una lunga carrozza
pilota FS (Lima) che sottolinea gli ingombri in curva non solo dei
portali di ingresso in galleria ma anche dei piani previsti vicino ai
binari lungo le rampe, soprattutto nel caso della trincea come in
questo caso.
Queste verifiche sono importanti, in questa fase, per evitare
interferenze anche
con le finiture (muri, pareti di roccia ecc.) previste, che per quanto
sottili (muro di cartoncino) hanno comunque un ingombro che non deve
interagire con vagoni in circolazione.
Costruzione di una montagna
Quanto qui di
seguito descritto vale per qualsiasi elemento architettonico naturale
previsto, anche un terrapieno che potrebbe essere una rampa con
scaprate in erba laterali o altro similare.
Si usa il metodo
delle "centine" cioè
si realizzano delle sagome in legno compensato (stavolta anche
più sottile, anche solo 5 o 8 mm.) che imitino
indicativamente la forma della montagna prevista (vedi
schema sotto e foto a lato, la differenza di colore è solo per
sottolineare il contrasto, non occorre verniciare le centine), da
fissare al tavolo a distanza di circa 10-15 cm. l'una dall'altra,
meglio se con angolari metallici avvitati alla vase cosi da garantire
solidità e spezzoni di legno in alto in grado di irrigidire
il tutto (oltre ovviamente ad una mano di colla vinilica sulle giunture
prima di fissarle). Prevedere, se il caso. dei fori
in corrispondenza del passaggio dei binari previsti in galleria,
fori (vedi schema, dove il basamento per il binario sopraelevato
è indicato in grigio) opportunamente larghi se in quel punto
il binario passerà in curva (attenzione agli eventuali urti
laterali delle carrozze più lunghe, che con gli standard
attuali possono raggiungere i 30 cm. di lunghezza in scala H0). Se si
desidera sistemare delle casette a mezza costa o su un lato della
montagna sarebbe meglio prevedere, in questa fase, delle opportune
mensole un po' piu grandi del basamento della casetta prevista, cosi da
avere un appoggio fisso regolare "a piombo" della casa stessa.
Sulla
sagoma di fondo è stato praticato un opportuno (e
sufficientemente largo) foro
di ispezione, utile in caso di
deragliamento del treno in galleria, per recuperarlo senza fatica dal
retro del plastico. Ovviamente il foro va fatto in posizione non
visibile frontalmente; conservare la parte tagliata che può
essere utilizzata come sportello di chiusura del foro, fissato con una
cerniera laterale, in modo che non entri luce in galleria in condizioni
normali. Anche sul lato (a destra nella immagine) a filo
della fine della montagna andrà realizzato un pannello di
chiusura (non indicato nell'immagine), magari con foro di ispezione,
che completa e rinforza il tutto. Provvedere poi a fissare i portali di
inizio e fine galleria prima di procedere (i portali si trovano nei
cataloghi dei produttori di accessori, come Busch, Faller, Kibri, Noch
ecc.). Una volta fissato il tutto e verificata la necessaria
stabilità d'insieme occorre provare la circolazione dei
treni se prevista, per verificare il perfetto funzionamento senza urti
o ingombri alla circolazione.
Quindi bisogna ricoprire il tutto con
della retina metallica a maglia fine, modellabile, fissandola alle
strutture di
legno in più punti con piccoli chiodini o graffette
(comodissima la pistola spara graffette). Applicare un poco di colla
sulla retina prima di passare all'operazione seguente.
Una volta
completata l'ossatura della montagna si passa alla posa della copertura
col metodo
della "carta pesta", in pratica fogli di giornale (meglio carta
da quotidiano che imbeve di piu che non una rivista in carta lucida) di
opportuna
dimensione (non troppo grande) bagnati pesantemente con un pennello
intriso in una soluzione di acqua e colla vinilica (rapporto 2:1), e
ripetere l'operazione aggiungendo altri fogli anche sovrapposti
finchè tutta la retina non sia completamente coperta (vedi anche
foto a destra in alto con una fase di realizzazione intermedia di una
galleria,
con binario soprastante, rete metallica verde e inizio stesura della
"carta-pesta").
Ad asciugatura
avvenuta sia avrà l'ossatura
della ontagna
completa al grezzo. Se non si
è ottenuto l'effetto prefisto si può
successivamente ritoccare qua e la con lo stesso sistema, inserendo
magari degli spessorini di cartone o polistirolo (per mantenere leggero
il tutto) e ripetere l'operazione.
Per le parti in roccia a vista conviene realizzarle con stucco o gesso per muratori,
preferibilmente stucco che ha tempo di impasto intorno all'ora quindi
modellabile con calma, anche se il tempo di asciugatura sarà
ovviamente piu lungo.
Altrimenti è possibile utilizzare gesso
tipo scagliola ma ad asciugatura piu rapida (tempo di impasto di soli
10 minuti). Osservare le dosi di miscelatura suggerite su ogni
confezione (es. "Brico Center" o similari). Utilizzare un'
apposita spatolina che per le finiture risulta meglio se a punta.
Proteggere i binari con dei fogli di giornale per evitare che vi coli
sopra del materiale o schizzi.
Si
possono creare effetti, soprattutto col gesso o stucco quasi indurito,
di screpolature della roccia. Lasciar seccare completamente lo stucco /
gesso per almeno 24 ore, stuccando eventuali crepe o fori.
Finitura di una montagna o del
paesaggio
Dopo aver completato il paesaggio, come
indicato sopra, si avrà la struttura del rilievo al grezzo. Non
preoccupatevi della forma che assume (salvo evidenti parti deformate)
perche poi con lo stucco si sistemeranno le piccole imperfezioni,
simulando l'affioramento di roccia qua e la come al vero. A lato si
vede una foto al termine di questa lavorazione, con i binari gia pronti
attivati e completato di linea aerea a catenaria, cosi da poter
verificare la circolazione del treno in ogni momento. Lasciar asciugare
la cartapesta
il tempo necessario, meglio ancora almeno 12 ore, lasciando un minimo
ricircolo d'aria.
Una volta che tutto è secco e stabile,
andrà quindi dipinto con colori di base a
tempera, marrone, grigio, verde, secondo il proprio gusto ed estro,
tenendo conto che col fondo verde l'erba applicata sopra
risulterà brillate, meno se il fondo sarà in
marrone o ocra. Una volta asciugato il tutto, si provvede a stendere,
sempre col pennello, una soluzione di acqua e colla vinilica (rapporto
1:1) su cui spargere (con un piccolo setaccio a maglia fine) l'erba
sintetica acquistata
preventivamente nei negozi di modellismo, sempre secondo il proprio
gusto.
E' possibile anche utilizzare un tappeto erboso (Noch, Busch, Faller
ecc.) a copertura delle parti in cui è previsto il prato,
applicato con colla vinilica sul retro in maniera il più
possibile uniforme. In questo caso risulta molto utile la colla vinilica a presa rapida, che
asciuga in fretta e consente di mantenere la posizione del tappeto
sulla base in cartapesta.
Una volta fissato il tappeto erboso, o prima della
stesura dell'erba sintetica sulla superficie colorata se si è
preferita questa opzione, si provvede alla stuccatura con del comune stucco da legno (ad asciugatura
lenta) di tutte le parti che vanno rifinite per questione di
solidità oppure di semplice estetica, come anche solo la
riproduzione di rocce qua e là oppure il miglior raccordo di
punti critici, spalle di ponti, imbocchi di gallerie, raccordi di
basamenti ecc. come indicato nella foto a lato. La stesura avviene con
una spatolina meglio se di forma appuntita.
Una volta asciugato il tutto (vedere tempi sulla
confezione dello stucco utilizzato) si provvede alla coloritura di queste parti di
stucco, con opportuni colori acrilici a prevalenza di grigio o
marrone
(a simulare i vari tipi di roccia) completati da passaggi successivi a
pennello quasi asciutto a setole larghe, intriso a malapena di altri
colori per le sfumature delle rocce stesse (altre tonalità di
grigio o marrone, ma anche blu, color rame o ruggine ecc.) per simulare
imperfezioni caratteristiche della parti di roccia non uniformi (come
al vero).
Osservate la natura per riprodurre al meglio anche
stagioni
particolari, come l'autunno molto variopinto, o le dicese di sassi in
montagna ecc.
A questo punto è anche possibile fissare i vari edifici previsti per la zona
realizzata (vedi a lato comprensiva di fermata del treno) rifinendo i
bordi dei basamenti degli edifici con erba sintetica o piccoli cespugli
per meglio armonizzare il punto di confine. Se è prevista l'illuminazione provvedere a forare il
terreno sotto l'edificio e fissare quindi il portalampada
d'illuminazione (Faller, Noch ecc.) prima di fissare il relativo
edificio (fare sempre delle prove elettriche di funzionamento
prima).
Vengono quindi applicati
anche gli alberi e tutti quegli accessori
previsti come finitura.
Pendenza delle rampe
Se si prevede di
fare delle rampe di salita o discesa per i treni, per esempio le rampe
di accesso
ad un ponte sopraelevato o quelle di collegamento con un piano-binari o
una stazione sollevata dal piano, occorre rispettare una pendenza
massima sopportabile da un treno modello che quasi sempre è
costituito da una motrice e da carrozze trainate che seppur leggere
hanno il loro peso. La pendenza massima delle rampe non
dovrebbe mai superare il 3%, cioè 3 cm. ogni 100 cm
(1 metro) di sviluppo di binario, sia esso diritto che curvo (meglio
sarebbe il 2,5% cioè 2,5 cm. ogni metro). Al vero una
pendenza del 2.5% (cioè 25 m. ogni kilometro) è
già ritenuta pesante per treni a forte composizione (con
più di 10 carrozze) e la si riscontra, sempre al vero, in
rari casi, come per esempio a Poggiridenti Piano sulla ferrovia Sondrio
Tirano.
Tenere conto che lo spazio minimo sotto cui può
passare un treno è normalmente di circa 8 cm. (scala H0)
salvo interferenze con la linea aerea di contatto se prevista, quindi
uno sviluppo in rampa di circa 3 metri col 3% di pendenza. Si
può scendere a soli 6 cm se non
si utilizzano locomotive elettriche. Fare
attenzione al punto di
passaggio tra il piano e la salita, o tra salita ed eventuale ponte,
che sia morbido e non spigoloso (quindi non farlo coinicidere con una
giunzione di binario ma con la metà del binario stesso)
altrimenti ciò potrebbe far deragliare il treno. Verificare
sempre la circolazione del treno prima di fissare il tutto
definitivamente.
In
commercio esistono confezioni con serie
di piloni di altezza opportuna
per fare le rampe (es. Lima
R909 o "vecchia serie"
art. 600911), ma è
anche possibile farle in legno simulando lateralmente le scarpate con
erba o sagomando il paesaggio a piacere. Ottimi, resistenti ma leggeri,
sono anche i comuni tappi di
sughero che possono essere
acquistati in numero elevato spesso nei supermercati, tagliati
facilmente a misura e combinati possono essere usati come piloni,
interni o, rifiniti, come esterni simili a quelli in cemento armato.
Unica avvertenza: i piloni in sughero non dovrebberò essere
in numero troppo elevato in lunghezza, perchè sostengono
bene ma non danno molta resistenza alla torsione. Quindi vanno bene se
non si fanno viadotti troppo lunghi, o comunque intercalati ogni 2 o 3
con un pilone in legno saldamente avvitato.
Ferrovia a cremagliera
Nel caso venga
utilizzato un binario con
cremagliera (cioè con
rotaia dentata centrale) come per es:
allora la pendenza
può tranquillamente raggiungere
il 25% (anche se viene
dichiarato il 35% è meglio non superare il 25%
cioè 25 cm ogni metro di binario). La rotaia dentata va
fissata in mezzo ad un binario normale, anche di altre marche, con le
sue apposite viti finissime. Ottimo per ferrovie
da montagna vicinali (con curve
strette e carrozze corte, ben suggerite in stile sul catalogo
Fleischmann per esempio).
Le locomotive
attrezzate di ruota dentata motrice per la cremagliera (come sopra
indicato), hanno un'apposita marcia giustamente lenta, ma possono
funzionare anche in tratti di binario normale (non armato di
cremagliera) in quanto anche le "normali" ruote motrici sono
in trazione.
Con le pendenze dal
15% al 25% la locomotiva
dovrà però essere sempre a "valle" del treno
(in coda in salita e in testa in discesa), per ovvie ragioni di
sicurezza e di tenuta dei ganci dei vagoni, come accade normalmente
anche al vero. Lasciatevi
entusiasmare da questa possibilità che ottimizza gli spazi. Può
essere il prolungamento di una ferrovia in montagna (vedi al vero la
LSE in Svizzera) o anche una semplice linea che collega la stazione di
fondovalle con una stazione alta, un Borgo, un impianto di risalita
invernale per lo sci, ecc.
Nel caso si
utilizzino i treni Bemo H0m
(scartamento metrico, ferrovie svizzere MGB, FO, BVZ o Brünig)
la locomotiva può viaggiare sempre in testa al treno, ma si
consiglia di non superare il
15%, come al vero. Si possono
sempre alternare tratti a cremagliera in pendenza con tratti in piano
anche lunghi dove le locomotive corrono senza rotaia dentata come
normali locomotive (come al vero il treno
"Glacier Express" St.Moritz-Andermatt-Zermatts).
Nel passare da un tratto normale ad uno a cremagliera esiste un
apposito binario di ingresso:
BEMO
H0m 4245 017 (e binario di ingresso 4245 027)
con
le locomotive MGB 1262 254 oppure FO / BVZ 1261, 1262, 1263 ecc. (e
molte altre) tutte dotate di ruota dentata motrice oltre che di normale
trazione sugli assi motori.